18 maggio 1944 – 18 maggio 2021

L’alba del 18 maggio 1944 spuntava all’orizzonte e sui monti alle spalle di Cassino le truppe polacche erano ormai a ridosso del Monastero. L’Albaneta e il Calvario erano stati conquistati e la “porta su Roma” iniziava faticosamente ad aprirsi: rimaneva solo l’incognita del Monastero.

Alle 07:30, presso il Comando del 12° Reggimento Lancieri di Polonia, situato a poche centinaia di metri dal Cenobio Benedettino, si decise di inviare una pattuglia esplorante che, comandata dal Sottotenente Kasimirez Gurbiel, doveva avvicinarsi al Monastero e capire come era articolato il dispositivo nemico. Era un compito rischioso ma necessario. Alle 08:00 in punto si misero in marcia, non uno sparo non un contrattacco tedesco cercò di impedire il loro avvicinamento.  Alle 09.35 giunsero a ridosso delle mura del Monastero e, trovato un varco fra le macerie, vi penetrarono. Tutto era distrutto e non c’era la minima traccia del nemico. Identificarono quello che doveva essere il posto di medicazione e, avvicinandosi con circospezione, vi trovarono vari soldati tedeschi feriti, erano tutti disarmati e si arresero senza opporre resistenza; erano stati lasciati lì per essere soccorsi, cosa che avvenne. Altri soldati, anche loro feriti, si arresero. Macerie, casse di viveri, munizioni, casse coi corpi dei caduti era lo scenario che si trovarono di fronte. Il Monastero era stato abbandonato nottetempo. Poco dopo la pattuglia si ricompattò e alle 09:50 del 18 maggio 1944 il soldato Josef Brulinski, che aveva al seguito la bandiera reggimentale della loro unità, il 12° Reggimento Lancieri di Polonia, la issò sulle rovine di Montecassino: dopo cinque mesi di duri scontri il Cenobio Benedettino era stato occupato.

Quaranta minuti più tardi il vessillo polacco fu issato sul Monte e al suo fianco fu piantata anche la bandiera britannica, con disappunto di qualcuno. Il II Corpo Polacco del Generale Anders aveva portato a termine la propria missione con un elevato numero di perdite ma il fronte montano era stato conquistato. In città i britannici ancora combattevano, ma mancava poco alla loro vittoria che avrebbe garantito l’accesso alla Casilina e la definitiva apertura della “porta su Roma”.

Testo di Col. Valentino Mattei