SAN LIBERATORE A MAJELLA

SAN LIBERATORE A MAJELLA, prepositura di Montecassino
Tra i titoli di S.E. Donato Ogliari, attuale Abate di Montecassino, compare anche quello di Abate di San Liberatore a Majella.
L’abbazia di San Liberatore ha caratterizzato la storia del borgo di Serramonacesca, curato amorevolmente in passato soprattutto dai monaci. Si sa per certo che la Badia esisteva prima dell’anno 884 e godeva di una posizione di privilegio, che la poneva a capo dei beni e dei monasteri cassinesi d’Abruzzo.
La tradizione lega l’origine del monastero a Carlo Magno: si dice che, nel sito ove è posta la Badia, nell’anno 781 sia avvenuta una battaglia che avrebbe visto l’esercito franco vittorioso su quello longobardo. Carlo avrebbe quindi deciso di costruire una chiesa nel luogo di battaglia e dedicarla al culto del Divino Liberatore.
Nella parete dell’abside della navata centrale si nota una pittura che sintetizza alcuni avvenimenti di particolare importanza per il monastero, e raggruppa alcuni grandi personaggi della storia: San Benedetto (la cui immagine, corrosa dall’umidità, è quasi completamente scomparsa) con il libro della sua “Regola” in mano; l’abate Teobaldo, che regge la Chiesa di San Liberatore, da lui fatta risorgere all’inizio del secolo XI (mantenendo la posizione planimetrica dell’abbazia carolingia) nell’atto di porgerla a San Benedetto; il patrizio romano Tertullo, che, secondo la tradizione, donò alcuni territori alla Badia; l’imperatore Carlo Magno e il benefattore Sancio, signore di Villa Oliveti. 
Dopo il terremoto del 990 il priore Teobaldo (1007-1022) avviò la ricostruzione del monastero e del suo patrimonio fondiario in parte occupato dai conti di Chieti.
Nel sec. XI i Normanni sottoposero il monastero alla loro influenza. Sotto gli angioini i beni di S. Liberatore furono più volte confiscati e restituiti da Carlo e Roberto d’Angiò.
Nel 1465 il cardinale Ludovico Trevisan divenne abate commendatario del monastero di Montecassino e di tutte le sue pertinenze. Da quel momento in poi i priori furono nominati dall’abate commendatario e si occuparono soltanto di ordinaria amministrazione fino alla soppressione napoleonica del 1808.
Dal 1967 al 1996 vi sono stati diversi interventi di restauro che hanno riportato alla luce gli antichi splendori del monumento, lasciato all’abbandono fino agli anni ’60. 

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