I monaci nella storia tra invenzioni e sperimentazioni

La storia è testimone di come le attività dei monaci all’interno dei monasteri spaziassero in ogni campo e di come,  grazie alla loro inventiva e alla costante sperimentazione, si sia arrivati ad avere molte innovazioni che, migliorate nel tempo, ancora oggi sono utili nella vita quotidiana.

All’inizio dell’XI secolo, per esempio, un monaco di nome Eilmer volò con un aliante per più di 180 metri e la sua impresa fu ricordata per circa tre secoli, fino a quando il gesuita Francesco Lana Terzi (1631-87) proseguì lo studio del volo, tanto da essere definito “padre dell’aviazione”.

I monaci furono anche abili orologiai: il primo orologio di cui abbiamo notizia fu costruito dal futuro Papa Silvestro II per la città tedesca di Magdeburgo, intorno all’anno 996. Orologi molto più sofisticati furono costruiti in seguito da altri monaci. Nel Trecento, ad esempio, un monaco di Glastonbury, Peter Lightfoot, costruì uno degli orologi più antichi ancora esistenti, e che oggi è conservato in eccellente stato nel Museo della Scienza di Londra.

Tra i monaci si ricordano anche bravi astronomi, come Benedetto Castelli, che nel 1595 entrò nell’ Ordine benedettino Cassinese. I suoi superiori ne riconobbero subito le doti e lo mandarono a Padova, dove ebbe la possibilità di seguire le lezioni di Galileo Galilei. Una volta tornato a Brescia, grazie ad un cannocchiale regalatogli dallo stesso Galilei, durante le sue osservazioni della volta celeste, il monaco Castelli riconobbe la montuosità della luna e le “fasi di Venere”.

 

Thomas E. Woods “Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale”