LA PRODUZIONE DI BIRRA NEI MONASTERI BENEDETTINI

Nello sviluppo dell’arte birraria i monaci benedettini hanno avuto un ruolo fondamentale in Europa.

Dopo la caduta dell’impero Romano d’Occidente (476d.C.), con la graduale cristianizzazione ed il graduale proliferare dei monasteri, la produzione di birra era sempre più diffusa, proprio perché il monastero era un fulcro centrale di produzione.

Nel Medioevo, subito dopo l’acqua,  la bevanda più conosciuta tra le classi sociali più basse è certamente la birra. Il motivo è piuttosto pratico: ai tempi non era così scontato avere a disposizione acqua potabile e la birra per essere prodotta ha bisogno di acqua che deve essere bollita, liberata quindi dai batteri e sterilizzata, diventando così una bevanda priva di rischi per la salute.

Non a caso il Patrono dei birrai è un benedettino fiammingo, Sant Arnold, prima vescovo di Soissons, poi Abate dell’Abbazia di Oudenburg. Egli avendo constatato che in periodi di epidemia i bevitori di birra stavano meglio dei bevitori di acqua, incoraggiò a berne anche i fedeli più reticenti, mescolando il tino della birra col il suo pastorale di Abate.

Secondo alcune ricostruzioni, l’uso del luppolo, uno degli ingredienti fondamentali per realizzare birra, nacque proprio all’interno dei monasteri. I Benedettini erano coltivatori per eccellenza ed erano gli unici a poter praticare la coltura a rotazione triennale richiesta proprio dalla coltivazione del luppolo.

Questa attività, di coltivazione del luppolo prima e di produzione di birra poi, divenne nel Medioevo fonte di sostentamento importante per diversi monasteri.

La  produzione di birra all’interno dei monasteri fu favorita anche da un altro fattore legato alle regole osservate nella vita monastica: è noto che i monaci praticassero dei lunghi periodi di digiuno e bere birra non significava interrompere questo sacrificio, in quanto essa era considerata “pane liquido”.

La gradazione alcolica della birra d’abbazia era quindi generalmente alta proprio per il fatto che dovesse essere anche nutriente. Prodotta con ingredienti semplici e genuini, non filtrata né pastorizzata, la loro birra maturava anche dopo l’imbottigliamento e migliorava quindi con l’invecchiamento. I monaci affinarono poi le tecniche della rifermentazione in bottiglia, procedimento essenziale per ottenere una gasatura e una schiuma persistente.

L’Abbazia di Montecassino, come  testimoniato in alcuni manoscritti, è stata tra le prime abbazia in Italia a produrre birra. Questa tradizione è stata ripresa di recente presso la tenuta Albaneta, dove da poco, all’interno di un progetto per il recupero agricolo con la messa in coltura di terreni seminati ad orzo, è stata avviata la produzione di birra, scura e chiara, grazie ad un piccolo birrificio situato nelle antiche masserie dell’Abbazia.