San Pietro Avellana

Dell’antico monastero di S. Pietro Avellana rimane memoria solo nel titolo di cui l’Abate di Montecassino ancora oggi si fregia. Eppure è stato uno dei più importanti feudi monastici dell’Italia benedettina all’inizio del secondo millennio.  Odorisio Borrello nel 1026 permetteva la nascita del cenobio, dedicato a S. Pietro Apostolo, nei pressi di una fontana con una maestosa pianta di avellane (ovvero di noccioline).

Nel monastero di S. Pietro si ritirò Domenico di Sora, poi elevato alla gloria degli altari come santo. Un altro celebre monaco venuto a S. Pietro da Camerino fu Amico, i cui prodigi e la cui dedizione ai poveri divennero proverbiali fino alla sua beatificazione. E per S. Amico è rimasta una venerazione secolare che ancora oggi continua nella grande diffusione del suo nome tra gli abitanti di S. Pietro che lo celebrano annualmente il 3 novembre nell’eremo che fu il luogo dei suoi miracoli.

Con il passare del tempo il cenobio divenne uno dei centri più importanti dell’organizzazione monastica benedettina, fino ad avere un territorio di pertinenza, con propri feudi, che andava da Pescocostanzo ad Agnone, cum tredecim cellis et villis suis.

Nessuna notizia si ha dello sviluppo propriamente urbano, anche se appare chiaro che un abitato si sia evoluto inglobando l’antica abbazia e che un sistema murario perimetrale abbia determinato il formarsi di una fortificazione che per secoli ha costituito il limite del nucleo abitato. Sicuramente danni consistenti furono inferti dal terremoto del 5 dicembre del 1456.

Il nucleo urbano ha seguito le sorti tipiche dei piccoli centri con la progressiva eliminazione del sistema difensivo e la sovrapposizione di un tessuto all’originario impianto medioevale, conservando sostanzialmente sempre lo stesso criterio distributivo attorno ad un modesto sistema castellano ed all’antica badia benedettina. Alla fine del secolo XIX il paese si era ormai aperto verso l’esterno e nella prima metà del secolo XX aveva tutti gli elementi caratteristici dei Comuni con propria autonomia amministrativa.

Nel novembre del 1943, quando il paese aveva assunto un proprio carattere quasi definitivo, fu interamente distrutto dalle truppe tedesche in ritirata. Negli anni 50 è cominciata la ricostruzione e nel tempo è maturata l’esigenza di recuperare dalle macerie una propria memoria storica.

FONTE: Franco Valente, Luoghi antichi della provincia di Isernia